LA MIA STORIA

Sono un artista, un formatore e un divulgatore nel mondo dell’arte.
Ho sviluppato un metodo specifico per lo studio e l’insegnamento delle arti.
Ho creato progetti innovativi che utilizzano le arti come strumento per sviluppare le soft-skills.
La mia missione è quella di esplorare e condividere l’arte in tutte le sue forme, e utilizzarla per portare bellezza nel mondo.

Beatrice Gaggiotti

La mia storia inizia con un ricordo vivido: avevo solo quattro anni. Eravamo nella nostra prima casa, l’appartamento in cui sono nata. In una delle stanze, c’era una libreria di legno chiaro, non particolarmente pregiato, ma funzionale. Nella parte inferiore, c’era un armadietto dove conservavo i miei giocattoli. Mia mamma lo chiamava affettuosamente ‘Babilonia’. Sopra ‘Babilonia’, c’era un ripiano. E su quel ripiano, troneggiava una piccola tastiera rosa.

Non ho mai avuto una predilezione per il rosa, ho sempre preferito i toni del verde e dell’azzurro. Ma quella tastiera rosa era lì, più per scelta dei miei genitori che per la mia. Non ricordo esattamente cosa ci facessi o quanto tempo ci passassi, ma un giorno, mentre ero assorta a suonare, mia mamma – che mi aveva sempre appoggiato anche nella mia volontà di disegnare – si fermò sulla porta della mia stanza e mi fece una proposta: «Vuoi provare a suonare per davvero?»

Non ricordo se specificò “il pianoforte” o se disse semplicemente “suonare”, ma quella domanda ha segnato l’inizio del mio viaggio nell’arte.

la mia storia

La mia avventura musicale ha preso il via perciò all’età di quattro anni, quando ho iniziato a studiare pianoforte sotto la guida del primo maestro. Durante la mia infanzia sono stata allieva di tre maestri privati, uno dopo l’altro.

Nonostante le loro competenze fossero limitate e talvolta mi abbiano insegnato concetti non del tutto corretti, sono loro che mi hanno fornito le basi e mi hanno permesso di raggiungere un livello sufficiente per iscrivermi a una vera scuola di musica, una scuola che oggi non esiste più.

In quella scuola ho avuto l’opportunità di diventare allieva della direttrice, una signora anziana con un passato da concertista e figlia di concertisti. E grazie alla sua guida, sono riuscita a raggiungere un livello superiore, correggendo e perfezionando ciò che avevo appreso dai miei precedenti maestri. Questa esperienza ha segnato una svolta significativa nel mio percorso musicale.

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E questa esperienza ha segnato una svolta significativa nel mio percorso musicale perché grazie a lei ho iniziato a sostenere gli esami per il diploma di pianoforte presso il Conservatorio, come studentessa esterna. E ho anche cominciato ad approcciarmi alla musica e allo studio della musica in un modo molto diverso rispetto a come avevo fatto fino a quel momento.

Nel frattempo, ho iniziato il liceo, scegliendo un corso artistico sperimentale che univa elementi di studio scientifico.

Durante gli anni del liceo, ho continuato a sostenere gli esami al Conservatorio, portando avanti parallelamente i miei studi liceali e musicali.
E il liceo mi ha permesso di entrare in contatto con il mondo dell’arte, arricchito da alcune discipline scientifiche.

Questa esperienza multidisciplinare mi ha spinto a riflettere sul valore dell’arte, e sulla sua natura e sul ruolo della tecnica e del sapere all’interno dell’arte.
Questi anni di liceo hanno rappresentato un periodo di profonda introspezione e crescita personale.

la mia storia

Dopo il liceo, ho intrapreso un nuovo capitolo della mia vita musicale entrando come studentessa interna al Conservatorio. Questo mi ha permesso di immergermi completamente nel mondo della musica e di approfondire ulteriormente le mie competenze pianistiche.

Parallelamente, ho iniziato a frequentare l’Università di Architettura. Questa esperienza mi ha offerto una nuova prospettiva e ha arricchito la mia comprensione dell’arte, unendo la precisione e la struttura dell’architettura alla libertà espressiva della musica.

Questo periodo di studi intensivi ha segnato una fase cruciale del mio percorso, unendo le mie passioni per la musica e l’architettura.
Ero entrata, definitivamente, nel mondo professionale delle arti.

la mia storia

Durante il mio percorso, ho scoperto che il mondo professionale delle arti richiede una dedizione totale. In conservatorio, si richiede di vivere per la musica e per il proprio strumento. All’università, si richiede di vivere per l’architettura. Questa richiesta di dedizione totale non è un eufemismo, è una realtà. E chi non concorda con questa visione viene spesso penalizzato.

All’università di architettura si lavorava giorno e notte sui progetti. Ho visto professori e assistenti ritardare intenzionalmente la segnalazione degli errori, costringendo gli studenti a rifare interamente il progetto poco prima della critica pubblica. Nel tempo restante, si studiano materie teoriche e scientifiche, si danno esami storici, e si seguono lezioni ex cathedra. Se studi architettura, non puoi fare altro: devi vivere per questo. Quando i professori scoprono che uno studente ha altri interessi, come la musica nel mio caso, scattano le penalizzazioni.

Al conservatorio si richiede di studiare sul proprio strumento tutto il giorno, a discapito delle altre materie considerate ‘meno importanti’. Se studiavi meno delle famose “almeno 8 ore al giorno”, venivi penalizzato. Nel resto del tempo, si studiano materie teoriche e storiche, si frequentano lezioni, e si partecipa a saggi e concerti dei propri maestri. Anche qui, se studi musica devi avere un impegno esclusivo altrimenti scattano le penalizzazioni.

Naturalmente, il giorno ha solo 24 ore. E anche dormendo solo tre o quattro ore per notte, non rimane abbastanza tempo per fare tutto.
Ho cercato di bilanciare il mio tempo, ma spesso con scarsi risultati.
Nel mondo professionale dell’arte, nulla meno della perfezione è accettato.
E non è ammesso studiare più di un’arte: bisogna scegliere una e dedicare la propria vita interamente a quella. Se non dimostri di vivere per la tua arte, verrai penalizzato.

la mia storia

La mia vita nel mondo dell’arte ha continuato a evolversi, ma mi sentivo come se mi stessi perdendo. Inoltre, già avevo iniziato a insegnare all’età di 13 anni, allora principalmente a bambini più piccoli di me, e da quel momento non ho mai smesso di insegnare.
E quindi anche durante gli anni del liceo e dell’università ho continuato a insegnare arte e musica, mentre studiavo sia al conservatorio che all’università di architettura, e l’età dei miei allievi aumentava.

Il peso di due percorsi universitari paralleli, il lavoro come insegnante, e l’ossessione per la perfezione nel mondo dell’arte, mi hanno portato a crollo per stanchezza.
Ma è stato in quel momento che mi sono chiesta: «Deve davvero funzionare così?». Ho deciso di fermarmi e riflettere.

Ho ripreso i pensieri sull’arte e sulla tecnica che avevo sviluppato durante il liceo e ho iniziato a chiedermi se ci fosse un modo per imparare senza così tanta fatica.
Nel mondo dell’arte, infatti, non esiste un metodo di studio o di insegnamento definito. L’unico metodo sembra essere “Rifai. Rifai finché non ti viene”. E se non ti viene? “Non hai talento”.
Questo sembrava essere il mio caso, ma ho deciso di non accettare questa risposta così semplicistica.

Da anni mi dedicavo allo studio della crescita personale e alla pratica della meditazione. Queste discipline, che mi avevano sostenuto nei momenti di maggiore carico di lavoro, mi hanno fatto ricordare alcune intuizioni naturali che avevo da bambina. Così, ho recuperato un approccio antico ma efficace: l’attenzione al momento presente, il divertimento nel processo, l’accettazione dell’errore come risultato naturale, e l’avventura dell’apprendimento. Gradualmente, ho ritrovato il piacere e l’amore per ciò che stavo facendo, liberandomi di gran parte dello stress accumulato.

Mi sono quindi posta delle domande fondamentali, finalmente le domande giuste: «Come impariamo? Come funziona l’apprendimento?» Ho realizzato che c’era poca conoscenza su cosa significasse veramente imparare. Come posso studiare efficacemente se non so come funziona il mio apprendimento? Come posso insegnare bene se non so come i miei studenti apprendono?

Mi sono resa conto che, per ottenere risultati eccellenti, avevo bisogno di un sistema. E, per avere un sistema efficace, dovevo capire come funzionava ciò che stavo per utilizzare. Ho capito che la perfezione non era un obiettivo utile, e che la risposta stava altrove.

Mi sono chiesta: «Cosa uso per apprendere? Cosa usiamo tutti per apprendere?» La risposta a questa domanda ha cambiato tutto: il cervello. Tutti noi usiamo il cervello per imparare, e quindi il cervello – e il suo funzionamento – è la chiave di tutto.

la mia storia

La mia strada divenne chiara: per creare un metodo efficace dovevo conoscere il mio ‘sistema’, la mia ‘macchina’, ovvero il cervello.

Mi sono quindi dedicata allo studio delle neuroscienze, scoprendo anche che molte tecniche di studio e insegnamento che avevo applicato empiricamente erano corrette. E funzionavano perché erano in linea con il funzionamento del cervello. Al contrario le tecniche che non funzionavano, nonostante siano popolari e spesso proposte, forzavano il sistema.

Ho quindi intrapreso un percorso di sperimentazione, sia nei miei studi che nel mio lavoro. Non è stato un processo né semplice né immediato, ma ho preso su di me i rischi e la responsabilità di provare un approccio completamente nuovo. Ho studiato, sperimentato, commesso errori, annotato i risultati, compreso cosa funzionava e perché. E alla fine, ho creato un metodo di apprendimento che funziona. Un metodo che continuo a implementare e migliorare, poiché ho deciso che la perfezione non è il mio obiettivo.

Grazie a questo metodo, mi sono laureata con il massimo dei voti e ho terminato tutti i miei percorsi. Ho raggiunto i risultati che desideravo, ho tenuto corsi, concerti e conferenze, ho insegnato nelle più svariate situazioni ad allievi di ogni livello ed età, e ho aiutato i miei allievi a fare lo stesso. Ho migliorato il mio insegnamento e ho completato il mio percorso. E, nonostante le affermazioni di chi sosteneva il contrario, ho dimostrato di possedere quel tanto decantato talento.

la mia storia

Dopo aver completato i miei studi, ho continuato a lavorare nel mondo delle arti come musicista, insegnante, e divulgatore. Ho suonato, cantato, scritto, dipinto, e ho insegnato in varie strutture… ma nessuna di queste mi ha mai pienamente soddisfatto. Trovavo sempre gli stessi problemi: l’assenza di un metodo efficace, la mancanza di multidisciplinarietà, e una scarsa attenzione alla cultura e alla formazione degli allievi come individui, oltre che come artisti.

Ho quindi deciso di aprire la mia accademia, un luogo dove si insegnano le arti – musica, arti visive, scrittura – utilizzando il mio metodo. Un metodo che pone l’attenzione sull’individuo, sulla sua crescita personale, e sulla sua espressione artistica, il tutto grazie alla multidisciplinarietà, alla cultura, alla tecnica, e alla conoscenza dell’apprendimento.

Ed ecco quindi dove mi trovo oggi: lavoro nel mondo dell’arte, pratico le arti, insegno le arti. Ho la mia accademia e mi occupo di divulgazione nel campo dell’arte.
Questo è il mio percorso, e la mia storia.